24 febbraio 2010

Google e la revanche del colonialismo dei Democratici statunitensi

Perché la notizia dell'ultima ora è la condanna di Google? Certo per ridurre l'impatto dei ricilatori italiani. Ma anche perché qualcuno sta muovendo forti gruppi di pressione su questo fatto e ci si paragona ai Cinesi.
Premesso che chi scrive è utilizzatore di Internet da prima della nascita dei browser e che ha sempre visto questo strumento come un caposaldo della democrazia. Tuttavia per me quella democrazia è quella di Electronic Frontiers Foundation e di quella vecchia di Barlow, Kapor e Gilmour, non dei residui attuali. Per intenderci quella democrazia dell'utente che quando degli avvocati usarono la rete per farsi pubblicità bloccò il loro sever di posta per giorni fino a farli desistere dalla loro esperienza di Internet. Oggi siamo agli antipodi di tutto ciò, quegli avvocati di allora sarebbero la timida anima dell'Internet odierna e questa ha soprattutto un nome, quello controverso e ambiguo con due o.
Limito la questione del filmato ad una breve osservazione: se in un giornale apparisse uno stupro di un bambino, quell'azienda non potrebbe dire che è solo colpa degli autori delle foto e nemmeno dei giornalisti. Esiste una responsabilità per tutto ciò. Qualcuno che pensa di essere più furbo può far finta di dire che l'innovazione è fuori da queste regole patetiche dei vecchi media. Peccato sia falso e manipolatorio. Le radici delle reti sono fortemente intrise di etica, mentre quelle di questo subprodotto capitalistico mediatico del neo-colonialismo clintoniano sono il contrario. Sono il peggio del reality e del talent show messo insieme. L'Internet delle origini era una coscienza militante che ha perso travolta dai business. Torniamo al giornale: perché un rotocalco dovrebbe rischiare di perdere in tutto ciò? È semplice: per vendere. Non è il caso, ad esempio, di Facebook con l'ultimo gruppo delirante: difficile monitorare attivamente tutte le stupidita, ma appena la cosa è stata segnalata la pagina si è subito chiusa "week-end" permettendo. 2O invece sapeva bene che il pestaggio stava dominando la classifica da tempo e che portava clienti, fama e soldi, e quindi ha cercato di fare tutto il possibile per farla rendere il più a lungo possbile. Qualche scemo sostiene che esiste uno statuto di comportamento della rete che esula dalle reponsabilità il canale. Questo non è del tutto falso. Tuttavia, perché non farlo valere per musica e film, per esempio: se lì dove gli interessi statunitensi sono in ballo si fanno chiudere e si condannano i sever anche se a infilare il corpo del reato sono esterni, perché non fare altrettanto dove gli stessi fanno affari sulla pelle di sfortunati e squallidi imbecilli nostrani?
Pensate se una televisione locale avesse ricevuto dei filmati delle Twin Towers dove un terrorista martoriasse divertito il corpo della vittima giocando a orinarci sopra, forse che l'amministrazione USA non avrebbe - giustamente - chiesto la pelle della televisione fino alla 3a generazione dei proprietari, della città e anche dei partiti? Certo che sì, e a ragione.
Forse che questo caso non è lo stesso? No, dimenticavo, noi siamo colonie e in questo tempo di crisi dobbiamo solo spendere e regalare.
Se questa è l'Internet che ci contrabbandano per me se la possono tenere. Sta di fatto che 2O non è la sola azienda e,se continua così possiamo benissimo farne a meno. Ne possono fare a meno almeno gli europei che hanno ancora una dignità anche se in Italia restano pochi.

Prendendo le distanze da questi populisti della rete zerbini del controllo commerciale statunitense, vi segnalo questo pezzo di Marco Bardazzi di La Stampa che mi sento di condividere pressocchè in toto, dove illustra alcune delle grandi e profonde trasformazioni che negli ultimi anni hanno cambiato la faccia di questo falso mito di una vecchia gioventù che oramai non c'è più!

I soliti manipolatori vorrebbero restituirci l'immagine di una rete uniforme. Così non è e gli eredi colonialisti di Lincoln potrebbero scoprirlo anche in casa propria dove rischiano di vedersi superare il liberalità dagli stessi sostenitori della destra.

17 febbraio 2010

Facebook: la camera degli specchi

Da quando Sherry Turkle una quindicina d'anni fa nel suo "La vita sullo schermo. Nuove identità e relazioni sociali nell'epoca di Internet" ha introdotto la problematica dell'identità e delle maschere su Internet molte cose sono cambiate. Il web è diventato Social Network dove la persona spesso ha modo di vedersi rispecchiare nelle diverse angolature della percezione restituita di sé. Anche solo l'emergere dell'interesse per i test psicologici fa comprendere il bisogno di identificazione che in Facebook supera di gran lunga quello della socializzazione.
Da Pathledge - Psicologia del portale su Facebook

Quel misterioso e impossibile altro da sé

Chi non può vivere senza un partner è spesso attratto da persone impossibili.

In genere le persone impossibili sono quelle con altre preferenze di genere o quelle che non provano necessità irrinunciabile di rappresentarsi all'interno di una coppia.

Stare accanto all'impossibile può diventare un'ossessione per il dipendente da accoppiamento e non di rado, quando ci riesce giunge addirittura per cambiarne le abitudini, addomesticandolo, fino a quando non finirà per saziarsi della delusione di non essere più attratto da lui, avendo scoperto che, alla fin fine, era proprio come tutti gli altri.

13 febbraio 2010

Il telelavoro esiste sempre più, ma non per noi!


La mancanza di una disciplina seria e della diffusione del telelavoro è un caso di evidente concorrenza sleale di cartello del top management nei confronti dei propri impiegati.

Di fatto il telelavoro è ovunque!

A parte l'executive e lo specialista DOC che non hanno un vero ufficio e sono sempre in telelavoro, le aziende stanno sempre più spostando a lavoratori remoti, più o meno organizzati e più o meno strumentalizzati e impreparati l'attività un tempo svolta all'interno.

Se togliessimo le tasse, il lavoratore italiano sarebbe uno dei meno costosi del mondo, ma se sposto il lavoro in India il risparmio è tutto di tasse. E quanto!

Una delle tante collusioni dei governi anti-bamboccioni e anti-fannulloni [non facciamoci prendere in giro: Biagi ha finito quello che cominciò Treu e Brunetta è il solista di un coro aperto da Padoa Schioppa!] con gli imprenditori globalisti! E come al solito i sindacati sono superiori a tutto ciò (li tesseriamo o no poi 'sti telelavoratori? neanche fossero classe operaia!).

Morale: quando chiedete alla vostra azienda il telelavoro non fatevi fregare da quelli che dicono: "Noi non lo prevediamo!".

Lo prevedono, ah, se lo prevedono!!!

05 febbraio 2010

Topo Magnager: ecchittetocca!

La pubblica amministrazione ed il telelavoro: quanti costi in meno e quanta efficienza in più per l'organizzazione; il decurtamento degli stipendi e la decimazione dei manager della PA (ministri compresi): come dimostrare che uno stato può essere efficiente cancellando il debito pubblico.
Invece l'idea di calmierare quei pozzi neri (o buchi neri? ma...) dei top manager (molti hanno mistificato parlando di manager che oggi è cosa ben diversa!) invece ha visto la levata di scudi di tutta la narcomafia legalizzata.
"Magna, ammmerikano, magna: ecchi te tocca!"
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2010/01/27/visualizza_new.html_1678388635.html
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201001articoli/51667girata.asp
http://notizie.virgilio.it/notizie/economia/2010/1_gennaio/29/borsa_m_colaninno_tetto_stipendi_manager_ingiusto_e_inefficace,22714987.html
http://www.mantovaeconomia.it/dettaglio/3533/tetto-agli-stipendi-dei-manager/
http://www.bassitassi.com/dichiarazioni-tremonti-tetto-stipendi-manager/9784/

04 febbraio 2010

Steve Jobs suk pacio; il perché di una ridonadanza

Premetto che per me Steve Jobs è stato e resta uno dei migliori comunicatori al mondo. Non so ricordare uno che sappia parlare con chiarezza e semplicità da fare comprendere il senso di quello che intende anche a chi non mastica per niente l'inglese.
La sua prolusione a Stanford rimane una pietra miliare tale da fare impallidire Cicerone.
Per lui comunicare è stato fondamentale perché ci sono ancora molti che non hanno capito neppure quello che aveva in mentre 30 anni fa.
Che condisse con attributi macroscopici le sue "creature" era noto e funzionale, ma capitava che esagerasse soprattutto quando non l'aveva ancora ben metabolizzato e che quindi fosse in difficoltà a illustrarlo o quando temeva fortemente che non si sarebbe potuto comprendere il suo messaggio, la gestalt del prodotto, la vision che stava alle spalle.
Che questa volta avesse esagerato più del solito l'avevo colto, ma l'interesse per l'oggetto e l'amore incondizionato per il dio terrifico mi ci ha fatto soffermare poco.
Il filmato che segue invece lo evidenzia in maniera persino mostruosa e anche il più sfegatato Apple lover non può non guardare attentamente questo don Giovanni del marketing al lavoro:

Ringrazio Luca Ciccioni per avermelo fatto osservare all'interno del suo ottimo pezzo Apple e persuasione: i segreti svelati, nella cui prima parte sottolinea, più che l'evidente esagerazione entusiastica il meccanismo di ancoraggio reiterativo messo in atto all'unisono dai partecipanti di questo keynote.

03 febbraio 2010

Il vero problema di iPad…

…nonché di iPhone e iPod Touch, non è nell'hardware che sembra essere l'unico argomento ad interessare i commentatori, ma i partner.
Il primo è forse quello più storico: Adobe con il suo post-script, il linguaggio per la stampa professionale a tutti i livelli che ha visto la nascita delle tecnologie laser, il computer design, il desktop publishing, il web publishing e anche la business presentation e il trattamento cine-fotografico. Tutto ciò anche in seguito ad acquisizioni, le più importanti delle quali sono state Aldus (Pagemaker e Freehand) e Macromedia (da Dreamweaver a Flash, passando per i mai veramente sostituiti Director e Authorware). Apple è diventata piano piano una concorrente di Adobe, mentre quella proporzionalmente si avvicinava a Windows. Anche come identità Adobe e Microsoft hanno finito per somigliarsi sempre di più sia per proposta commerciale che per elefantiasi organizzativa. Sta di fatto che programmi come Flash stavano meglio quando dipendevano dai loro creatori e forse oggi i problemi che l'affliggono non ci sarebbero. D'altronde sono rarissime le imprese a vantare manager carismatici che anche solo si approssimino alla determinazione di Jobs!
Quando è giunta l'era della mobilità, il partner ideale per competenze e soprattutto per valori e dinamismo è diventato Google, che invece si è messo nei sistemi operativi solo apparentemente cloud-centrici. Anche i messaggi che blogger e clienti della piattaforma professionale gApps stanno ricevendo lasciano pensare ad una svolta di potere (contestuale al periodo della crisi cinese) per BigG. Anche sull'hardware l partnership si porta in Oriente con HTC.
Sotto-sotto non è pensabile che Intel, dopo un fidanzamento che ha fatto la fortuna dei Mac accetti di buon grado la sostituzione dei suoi chip con uno fatto in casa che presto potrebbe estendersi su altre piattaforme mangiando dallo stesso piatto quando si era appena risolto il periodo AMD.

Nemici questi per iSteve che potrebbero portare a conflitti per noi invisibili diversamente dalle conseguenze che potrebbero essere invece devastanti per clientela e civiltà. I più immediati sono la guerra dei browser con Flash, ma questa è solo la punta dell'iceberg.


-- Postato con BlogPress dal mio iPod Touch