25 ottobre 2010

Lucino Gallino su Marchionne e le strategie di delocalizzazione della FIAT

"L'ad Marchionne ha anche detto - così riportano le cronache - che se le anomalie della gestione degli stabilimenti italiani cessassero, sarebbe disposto a portare il salario dei dipendenti a livello dei nostri paesi vicini. Questi sono la Francia, la Svizzera e l'Austria. Poco più in là c'è la Germania. Ora, nel 2008, il salario annuo lordo dei dipendenti dell'industria e dei servizi, esclusa pubblica amministrazione, istruzione, sistema sanitario e simili, era - a parità di potere d'acquisto - di circa 23.000 euro in Italia, 30.000 in Francia, 35-36.000 in Svizzera e Austria, 42.000 in Germania. Portare i nostri salari a livello dei vicini significherebbe dunque aumentarli tra il 30 e l'80 per cento.
Roba da correre subito, se uno ci crede, a sottoscrivere il piano Fabbrica Italia. Se non fosse che quel piano dovrebbe prima spiegare come si raddoppia o magari si triplica l'utilizzazione degli stabilimenti Fiat in Italia"

24 ottobre 2010

New York come Sodoma e Gomorra I candidati contro la Grande Mela - Corriere della Sera

Forse riusciremo a contenere il disastro della nostra generazione prima del 2012, oppure messa fuori dalla porta, l'ingordigia rientrerà dalla finestra accompagnata da tutta la violenza che ci siamo risparmiati negli ultimi 65 anni?

"A PEZZI - In tutti, la Grande Mela e i suoi abitanti ne escono letteralmente a pezzi. Una reclame devastante per l'immagine della città che il sindaco Michael Bloomberg ha faticato tanto a ricostruire. «L'impatto negativo di questi spot sull'immaginario collettivo dell'America durerà ben oltre le elezioni - mette in guardia Glenn Richardson Jr., docente di scienze politiche alla Kutztown University e autore di Pulp Politics: How Political Advertising Tellles the Story of American Politics -. Gli americani sono stati bombardati da associazioni negative su New York, destinate a restare»"




Alla faccia del bisogno di knowledge worker

"Nonostante la crisi economica e l'aumento della disoccupazione, soprattutto giovanile, (in Italia ricorda Confartigianato nei due anni di crisi i disoccupati tra i 15 e i 34 anni sono aumentati di 216.000 unità) ci sono mestieri quindi per i quali il posto di lavoro è sostanzialmente assicurato e questo avviene prevalentemente per le attività tipicamente artigiane. Su circa 1.500 nuovi installatori di infissi necessari alle aziende - si legge nella ricerca - ne mancano all'appello oltre l'83% mentre per i panettieri artigianali (attività faticosa soprattutto per gli orari notturni) è difficile coprire il 39,4% dei 1.040 nuovi posti. Senza considerare attività comunque richiestissime come quella dell'infermiere, la Confartigianato, guardando alle proprie aziende, sottolinea la carenza di gelatai e pasticceri (mancano il 29,1% dei 1.750 cercati dalle imprese) ma anche di sarti e tagliatori artigianali (manca il 21,9% dei 1.960 specialisti richiesti dalle aziende). Difficile anche reperire estetisti e parrucchieri (vuoti il 21% dei posti) e falegnami specializzati (mancano il 19,8%). Meno complicato trovare baristi (mancano il 14,2% dei 7.030 posti disponibili) e camerieri (resta vuoto il 14,1% dei posti offerti dalle aziende)."
http://www.corriere.it/economia/10_ottobre_23/mestieri-introvabili-studio_12d15cc0-deda-11df-99d6-00144f02aabc.shtml

Mandiamo i figli alle università per farli finire nei contact center a 400€/mese con orari infami ad elevato tenore di stress e nessuno sviluppo professionale, lasciando bacini occupazionali con ampi spazi negoziali ad immigrati che stanno già diventando i nuovi benestanti.

Che cosa c'è che non quadra in tutto questo? Io direi che una sempre meno sostenibile sovrapposizione fra conoscenza e mestiere è una cosa. Il fallimento del mito del consumismo e dell'esubero produttivo che regge grandi imprese che vivono sempre più dei nostri sussidi e sempre meno dei risultati, è l'altra.

Può esserci amore per i "vecchi" mestieri soffocati nell'epoca del boom e dell'urbanizzazione degli anni '60? Quanti low e middle manager con un rapporto fra tempo occupato e responsabilità, da un lato, e stipendi sempre più impiegatizi a fronte di una vita personale inesistente, dall'altro, dopo una cura contro assuefazione e dipendenza da logiche aziendali, accetterebbero con piacere di mettere su una pasticceria?

Che ci sia qualcosa di drogato e manipolato nei nostri modelli di sviluppo, non è più un mistero per nessuno. Quale ne possa essere la cura, questo sì. Una vita più semplice ed essenziale, forse. Da dove partire? Da chi? Quando?

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