10 marzo 2012

Chiusura definitiva e trasferimento concluso

Questo blog ha fatto il suo corso e ora lo vado a chiudere definitivamente.

 

Tutti i miei blog (almeno una decina circa) ora troveranno posto unicamente in un sito a due facce. Su:
Nomadware
e in:
Posterous (hanno più o meno le stesse cose).

In Nomadware si trova anche lo spazio per inserire l'indirizzo e-mail presso il quale ricevere gli aggiornamenti per posta elettronica, ma fra poco penso di inviare un modulo per e-mail.

Molta della mia attività si svolge poi su Twitter, Facebook, Pinterest e così via, ma il modo migliore per seguire la mia vita socialmediatica è quello di andare di quando in quando a curiosare nel mio Portfolio di rete.

In controtendenza con le mode come al mio solito, invece di distribuire in board di interessi (che era quello che ho fatto finora con i blog) vado a replicare un unico concentratore di pensieri su più piattaforme. Insomma meno dispersione e meno specializzazione forse sono scomodi da leggere, ma molto più pratici da seguire per chi scrive.

Conto che alla fine questa formula non dispiaccia ai soliti quattro carissimi amici.

Ennio

 

 

 

 

 

 

 

27 gennaio 2012

Come ricevere gli aggiornamenti dal mio Tumblr

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Ennio

Sto passando a Tumblr

Chi mi legge da più tempo conosce la storia. Senza farla troppo lunga, nei miei primi anni di Internet (correva l'anno 1994) i primi scritti migravano dalle BBS (Znortlink della rete Omninet con il mitico FirstClass) ad essere ospitati nei primi siti (Sestante per tutti). Poi vennero Tripod, Geocities e Angelfire, i primi siti gratuiti ed infine la possibilità di acquistare domini e spazi web a cifre abbordabili (Aruba è stato un pioniere da questo punto di vista).
È stato un periodo di sbronze di web: ne avevo tanti e cercavo di scrivere un po' dovunque.
Poi vennero i blog e anche di quelli ne ho aperti un mucchio cercando di averne uno per argomento. Infine ho collegato i blog ai miei domini trovando un comodo sistema per avere una pubblicazione pratica e nello stesso tempo personalizzata sui miei siti.
È arrivato poi il periodo dei Social Network e la mia attenzione si è rivolta a questi mezzi di comunicazione decisamente stimolanti: soprattutto, ovviamente, FaceBook e Twitter che, come si sa, hanno modalità e target differenti. Alcuni escamotage mi consentivano di trasferire i blog sui Social Network. Di SN ne sono apparsi ovunque e di tutti i tipi e credo di essermi iscritto alla maggior parte di essi senza neppur ricordarmi più della loro esistenza
Infine è subentrata una certa stanchezza e l'inflazione di testi in rete così ho cominciato ad abbandonare molti dei miei blog e a dimenticare molti siti lasciandoli al passato. Sentivo il bisogno di avere un solo posto dove poter appuntare i miei pensierini senza dovere alimentare più contenitori. In definitiva un'area dove scrivere per me stesso e che apparisse a mio nome a prescindere dal tema e dagli argomenti di cui andavo parlando. E volevo che questo spazio fosse anche facilmente interfacciato ai principali social network.
Così mi sono ricordato della mia iscrizione a Tumbler di qualche anno fa cui non ho poi dato seguito, sia perché lo strumento era acerbo, sia perché non riuscivo ancora a capirne la dinamica. Un po' com'era accaduto con Twitter, a venire incontro alle mie difficoltà sono stati i programmi per iOS (specialmente Tumbita) e ho cominciato ad usare questo che ritengo sarà la vera riscoperta degli anni a venire.
Accanto a Tumblr sto collaborando con due rubriche, una di epigrammi e una dedicata alla tecnologia amichevole, al sito Quotidiano Piemontese del mio amico Vittorio Pasteris.
Questo IlFranti su cui sto scrivendo mi è ancora caro perché molti amici ricevono gli aggiornamenti dei miei pensierini tramite esso, altrimenti l'avrei già chiuso da tempo. Ed è per questo, cogliendo in me la stanchezza per i troppi posti da seguire su Internet che avviso con questo post proprio i miei amici che, se fra non molto non vedrete più miei pezzi sarà per una delle due ragioni: o sono morto (capita ai vivi, si dice), altrimenti è perché ho incominciato ad abbandonare tutto per passare a Tumbler dove, per la cronaca, le mie esternazioni hanno come indirizzo enniomartignago.tumblr.com (sembra proprio l'indirizzo di un sito, vero), all'insegna di uno dei titoli storici a me più cari, Nomadware, che oggi ha anche un account Twitter, dopo aver chiuso i battenti su Ning passato a pagamento. Fatevi un giro da quelle parti e, se non subito fra qualche tempo, ci sarà modo di iscriversi ad una newsletter che arriverà per e-mail a tutti gli interessati.
A presto, su Tumblr, dunque.
Come sempre affezionatamente vostro
Ennio

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Perché m'interessa tanto Apple

Da circa una ventina d’anni dò prova di un coinvolgimento smoderato nelle vicende di Apple.


Un umanista, uno psicologo così appassionato di tecnologie a molti amici e colleghi è sembrato strano e sono in molti a prendermi per un fanatico della mela.

Ora al contrario accade che gli amici del Mac non apprezzino la vena critica spesso presente nei miei commenti e sono insoddisfatti per la scarsa attenzione di molti dettagli tecnici, quando “gli altri” lamentano proprio un eccesso di questi tecnicismi.

Ho cominciato a seguire gli eventi di Cupertino poco dopo la prima uscita di scena di Steve Jobs e già allora trovavo eccezionale quello che lì veniva fatto. Questo fino a che l’eredità del gruppo fondatore non si esaurì e le varie amministrazioni non condussero questo gioiello allo sbando.

Con il ritorno di Jobs il mio entusiasmo ha cominciato a risvegliarsi, abbandonando - ma soltanto gradualmente - le critiche. Questo è avvenuto a mano a mano che Steve ha perfezionato sempre più il suo gruppo, ricostruendo un team simile a quello che costruì il Macintosh, ma senza gli errori di gioventù di allora. 

Il primo grande interprete del suo pensiero è stato sicuramente il designer inglese Jonathan Ive con il quale nacque la coppia perfetta, dal primo iMac azzurro all’iPad e al MacBook Air.

Questa squadra tradusse le visioni di Jobs sul futuro in presente.

E arriviamo al punto: quello che mi ha sempre attratto di Apple è la meraviglia che mi coglieva quando Jobs svelava, un pezzo alla volta, la sua precisa visione del futuro.

E quando egli concluse la sua iperbole con la rivelazione dell’iPad che sancì la fine dell’epoca del Personal Computer e del compimento delle tecnologie al servizio di quelle che chiamava le “arti liberali” ma che volevano dire la creatività e l’espansione della mente, assieme alla malinconia per la fine di una grande avventura c’era la meraviglia, appunto, di aver potuto scorgere il compimento del suo disegno.

Apple per me è stata la visione del futuro delle tecnologie a misura d’uomo (iniziata con Doug Engelbart, Alan Kay e tutto il gruppo Xerox), la dimostrazione che tutto questo poteva essere semplice come l’uovo di Colombo e che tante grandi imprese con in mano tutte le risorse non riuscivano a vedere altro che un modo per schiavizzare le persone trasformandole in automi.

L’ultima cosa che mi ha coinvolto in Apple è stato il modo geniale di organizzare il lavoro e l’innovazione; la capacità che non ha negato a nessuno di imparare come si fa a cambiare il mondo, anche se nessuno è stato al livello della loro perfezione.

Ma Jobs avrebbe fatto un cattivo lavoro se fosse finito con Apple: come avrebbe potuto mostrare il mondo del dopo-PC se Apple fosse stata la sola a seguirlo.

Oggi le facce del diamante Apple si sono frammentate e sono state raccolte da tante imprese: Google, Facebook, Samsung, ma soprattutto con grande stupore (soprattutto grazie all’apporto del poi dimissionario Ray Ozzie) sembra che ancora una volta Microsoft abbia imparato la lezione di Jobs e questa volta si direbbe proprio bene con Windows Phone e con il prossimo Windows 8.

Assisto agli ultimi raggi che risplendono dall’eredità di Steve, come questo di un mondo di autori autoproduttori e sul serio (non come le tante buone idee senza integrazione degli esordi dell’autopubblicazione) e mi dispiace che una società così forte si attacchi alla proprietà del testo. Nonostante errori come questi continuo a guardare il futuro attraverso il lavoro del gruppo Apple, ma osservo anche quelli - non moltissimi - che proseguono su quel solco.
Al momento è impossibile prescindere da Apple per guardare a quello che sarà il rapporto fra le persone e le tecnologie creative e confidenziali.

Tuttavia, grazie al loro lavoro, la forbice fra la visione e la vista, fra il disegno del futuro e l’uso del presente è decisamente prossima all’incrocio e chissà che non nasca qualcuno che, magari usando anche questi mezzi, mostri il superamento della società capitalistica occidentale che a detta di tutti è arrivata al capolinea.

È certo che le tecnologie sociali (come il telelavoro o la condivisione) sono un passo obbligato per arrivare a questa meta. Tuttavia questo dovrebbe prevedere un ritorno al tribale, ai potlac, al baratto a tutto quello che è open, dal software ai contenuti, ma questo non avverrà mai fino a che ci saranno persone che realizzano grandi ricchezze anche tramite lo sfruttamento della generosità e del disinteresse.

Questa è però storia di altri. Per ora spero di avere solamente fatto capire perché il mio verso Apple non è tecno-fanatismo e neppure brand-fanatismo, ma casomai “visio-dipendenza”.

11:27PM  |   URL: http://tmblr.co/Z78mDyFMYXnK
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22 gennaio 2012

Privatizzare le carceri

 L'articolo 44 del documento sulle liberalizzazioni sembra preveda l'arrivo delle carceri private. Beh, intanto terziarizzare sta roba, dove ogni giorno di un ospite vessato e ridotto ai minimi termini ci costa più che mantenerlo in un hotel di extra-lusso, a me non pare così male: difficile fare peggio di com'è adesso! In più ad un terzo puoi chiedere delle certificazioni che lo Stato non chiederà mai a se stesso per non farsi troppo male.

Oltretutto nel nostro paese quella delinquenziale potrebbe essere una risorsa economica ai livelli del turismo stesso, non fosse che la maggior parte dei delinquenti veri sia fuori e che chi sta dentro spesso lo è a torto, o perché ha messo una firma nel posto sbagliato o ha pestato i piedi a qualcuno dei delinquenti ricchi e potenti che stanno fuori.

Esiste però un rischio ulteriore: che l'occupazione carceraria aumenti la disoccupazione esterna. Poco male: le camere del lavoro e le adecco di turno potranno sempre contare su un nuovo bacino di occupazione: concorsi per posti alle carceri. I migliori entrano come carcerieri in stage semestrali gli altri come carcerati, ma per entrambi il solo stipendio sarà alloggio e vitto (pane e acqua, ovviamente).

Su FaceBook c'è chi si domanda: "e adesso che cosa facciamo?", come dire che non si può accettare sta roba. Perché è meglio quella che c'è adesso? Poi, come sempre, dipende tutto da come le fai le cose che in sé e per sé non sono a priori belle o brutte.

Facciamo dunque delle ipotesi.

Prima ipotesi: le facciamo fare a francesi e tedeschi che ci trattano da colonia e ci fanno godere per i masochisti che siamo. 

Seconda ipotesi: seguiamo Il modello dei Paesi Bassi dove queste cose sembra funzionino bene… ma, ahimè, sarebbe troppo efficiente per il carattere italiano: finirebbe che delinquiamo tutti pur di andare a star meglio. 

La terza ipotesi, che le si faccia noi, è in ogni caso è da escludere: con burocrazia, tasse e soprattutto la nostra cultura del profitto sarebbe come le privatizzazioni delle aziende pubbliche, non le vorrebbe nessuno, dovremmo pagare altri incentivi di lusso e sarebbero cattedrali nel deserto come le fabbriche al sud. 

L'unica possibilità che rimane per tenere tutto in casa, e in fondo la più efficiente è che le faccia la 'ndrangheta che con qualche politico colluso sono in fondo quelli che portano più risultati, conoscono la cultura e sanno come parlare alla gente. 

Sacra Corona, Camorra, Cosa Nostra avrebbero di fatto in mano il ciclo integrato (daremmo anche lavoro ai consulenti di PMl - Process Management Lifecycle): dalle risorse umane agli stabilimenti!…