Valutando i tratti di personalità e il potenziale del personale nelle aziende fra i termini che vengono usati c'è quello di "creativo".
Eppure un distinguo va posto fra personalità "creativa" e "creatrice".
Creativo è colui che trova soluzioni originali per far risaltare un prodotto o un lavoro. A predominare è il lato estetico e giocoso, la capacità di mettere in gioco la fantasia. Laddove un reparto o un dipartimento hanno la tendenza a farsi appesantire e ingrigire dalle abitudini e dalla burocraticità, l'apporto di figure creative può contribuire al rinnovamento. Gli stessi creativi sono poi ben noti nell'ambiente pubblicitario e in tutte le attività alla moda.
Tutt'altra storia quando si parla di "creatori". Questi sono personaggi condannati dal desiderio di fecondare qualsiasi cosa, donne, terreni, idee, aziende...
Nella teoria dei tipi psicologici jungiani corrispondono all'intuitivo, quello che, secondo l'analista svizzero, vede il futuro, avendo doti di insight e capacità di cogliere dritto all'essenza dei fatti e dei problemi. Quello anche che, sempre all'inseguimento del cambiamento, non ama fermarsi, passando, come la ben nota "pietra rotolante che non fa muschio", da un'innovazione all'altra, lasciando ad altri di far maturare e poi cogliere i frutti. Non si tratta necessariamente di geni, quanto di "imprenditori", proprio perché amano l'impresa ai suoi esordi. Se nei "creativi" è la fantasia a lavorare, i "creatori" lavorano con l'immaginazione, secondo una distinzione approfondita da E. A. Poe. Chi rappresenta magnificamente questa dote è J.L. Borges che nel racconto "Le rovine circolari" descrive un mago che per dar vita a un uomo lo genera da un proprio sogno, scoprendo presto che non basta fantasticarlo: bisogna generarne l'immagine pelo per pelo, poro per poro, odore per odore, cellula per cellula. L'immaginazione è il lavoro e la disciplina dell'immaginario, uno sforzo di concentrazione tenace e ficcante per gettare un ponte fertile sul futuro.
Il creatore ha anche diversi difetti: prima di tutto la sua visione lo porta a passare sopra la quotidianità e a non accettare compromessi; spesos è difficilmente comprensibile e le sue sfide sono rischiose. Forse il futuro gli darà ragione o forse no, comunque sia i frutti non verranno raccolti così presto.
Nonostante questo, proprio i tempi che stiamo vivendo avrebbero bisogno di creatori, eppure sono gli ultimi ad essere ricercati. Pochi - meglio se tanti, maledetti, sicuri e subito: altro che fecondazione. Le aziende non vogliono figli; a guadagnare sono vecchi stanchi che si circondano di giovani inesperti e obbedienti, oltre che sottopagati. La speculazione richiede furbi, forse creativi, ma mai creatori.
Non di rado li vediamo quandi migrare in attività no profit, magari in paesi "in via di sviluppo", come si diceva una volta. Che il futuro stia là, come lasciava presagire qualche anno fa anche Drucker?
Appunti di uno psicologo delle organizzazioni e psicoterapeuta tra la riconquista della fiducia e la difesa dell'etica.
03 agosto 2005
21 giugno 2005
Affamato e pazzo
Per chi ne dubitasse, pur con tutte le spigolosità di un genio del business, Steve Jobs, fondatore e leader indiscusso di Apple si conferma ogni giorno che passa un uomo di grande statura. Del suo straordinario intervento sostenuto alla consegna delle lauree dell'università di Stanford ci colpisce l'esempio di una vita in cui i valori e le passioni personali non sono separate dal lavoro, in cui il cambio di vestiti nel passaggio da una parte all'altra non c'è e se ci fosse non si vede, dove non manca il coraggio di affermare che quando laurearsi serve per darsi un tono si buttano via i soldi, dove le scelte vanno affrontate fino in fondo, anche quando vieni avversato da tutti, anche quando sei messo ai margini o in mezzo a una strada.
A nulla serve introdurre le parole del guru quando questo si esprime così direttamente e chiaramente come potrete osservare nella cortese traduzione realizzata da sito Italia Mac.
http://www.italiamac.it/magazine/articoli/discorso-jobs-lauree/index.php
A nulla serve introdurre le parole del guru quando questo si esprime così direttamente e chiaramente come potrete osservare nella cortese traduzione realizzata da sito Italia Mac.
http://www.italiamac.it/magazine/articoli/discorso-jobs-lauree/index.php
17 giugno 2005
Il fattore T
Potete trovare pubblicato su NetManager il seguente articolo:
Il fattore T: come fare del proprio tempo inutilizzato il nostro principale alleato
Nonostante si tenda a sostenere fino alla noia che la risorsa meno disponibile sul lavoro, e di conseguenza anche nella vita privata, sia il tempo, spesso non ci si rende conto fino a che punto questa sia una superstizione...
Il fattore T: come fare del proprio tempo inutilizzato il nostro principale alleato
Nonostante si tenda a sostenere fino alla noia che la risorsa meno disponibile sul lavoro, e di conseguenza anche nella vita privata, sia il tempo, spesso non ci si rende conto fino a che punto questa sia una superstizione...
31 maggio 2005
Cambiando obiettivi
Fra le vittime dell'attuale rivolgimento manageriale spicca l'MBO.
Sì è vero che nessuno ha ancora smesso ufficialmente di lavorare sui budget a cavallo del nuovo anno, tuttavia è l'enfasi sulla pianificazione e sulla razionalità manageriale che sta venendo meno.
Il fatto è che da quando alla fine degli anni 50 Peter Drunker ha introdotto questa filosofia manageriale, sono poi stati gli economisti a trasformarla in una tecnica e ad estraniarla dai moventi fondamentali che erano sostanzialemente cognitivi e relazionali. Cognitivi perchè basati sul meccanismo di feedback volto ad amplificare la consapevolezza sulle scelte di direzione. Relazionali perchè il meccanismo su cui poggia è di tipo negoziale, da un lato, e consulenziale, dall'altro.
A definire gli obiettivi bisognerebbe essere sempre almeno in due e, nello stesso modo, non bisognerebbe mai pensare in termini di obiettivi aziendali, ma di obiettivi personali, perchè solo così la persona potrà assumersi la responsabilità su quanto decide.
Gli obiettivi di gruppo e aziendali sono casomai la composizione dei diversi livelli degli obiettivi personali.
È giusto dunque che la sfilata delle bugie di fine anno tenda a venire meno, nello stesso modo in cui nelle aziende degli anni a venire avrà sempre meno peso la razionalità meccanicistica e sempre più influiràil rapporto interpersonale e le relazioni di aiuto e counselling.
Sì è vero che nessuno ha ancora smesso ufficialmente di lavorare sui budget a cavallo del nuovo anno, tuttavia è l'enfasi sulla pianificazione e sulla razionalità manageriale che sta venendo meno.
Il fatto è che da quando alla fine degli anni 50 Peter Drunker ha introdotto questa filosofia manageriale, sono poi stati gli economisti a trasformarla in una tecnica e ad estraniarla dai moventi fondamentali che erano sostanzialemente cognitivi e relazionali. Cognitivi perchè basati sul meccanismo di feedback volto ad amplificare la consapevolezza sulle scelte di direzione. Relazionali perchè il meccanismo su cui poggia è di tipo negoziale, da un lato, e consulenziale, dall'altro.
A definire gli obiettivi bisognerebbe essere sempre almeno in due e, nello stesso modo, non bisognerebbe mai pensare in termini di obiettivi aziendali, ma di obiettivi personali, perchè solo così la persona potrà assumersi la responsabilità su quanto decide.
Gli obiettivi di gruppo e aziendali sono casomai la composizione dei diversi livelli degli obiettivi personali.
È giusto dunque che la sfilata delle bugie di fine anno tenda a venire meno, nello stesso modo in cui nelle aziende degli anni a venire avrà sempre meno peso la razionalità meccanicistica e sempre più influiràil rapporto interpersonale e le relazioni di aiuto e counselling.
28 aprile 2005
Coinvolgere o Desensibilizzare
Coinvolgere o Desensibilizzare
A seconda delle dimensioni dell’azienda il coaching può essere motivante, competitivo o aggressivo in funzione di come il cambiamento economico condiziona il mercato e la cultura d’impresa. La vera novità è però rappresentata soprattutto dall’aiuto alla de-programmazione al lavoro e alla desensibilizzazione morale del lavoratore...
A seconda delle dimensioni dell’azienda il coaching può essere motivante, competitivo o aggressivo in funzione di come il cambiamento economico condiziona il mercato e la cultura d’impresa. La vera novità è però rappresentata soprattutto dall’aiuto alla de-programmazione al lavoro e alla desensibilizzazione morale del lavoratore...
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